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Comunicati stampa

13 Ottobre 2010

COMUNICATO STAMPA

Nelle ore in cui il consiglio dei ministri decide le sorti del tax credit e tax shelter, non possiamo fare a meno di rilevare ancora una volta l’inadeguatezza e la contradditorietà del comportamento del ministro Bondi nel tutelare le prerogative di un settore strategico come il cinema. Dopo aver infatti per mesi aggredito il cinema italiano e dopo aver nonostante questo garantito il rinnovo del finanziamento del tax credit e del tax shelter, nel momento in cui è stato clamorosamente smentito dal suo governo, il ministro si è visto costretto a pietire l’appoggio di quelle categorie con le quali aveva sempre rifiutato di confrontarsi. Per questo ancora una volta ci vediamo confermati nella convinzione che il ministro Bondi non sia persona all’altezza del suo incarico e ribadiamo la nostra richiesta di dimissioni, invitando il Parlamento a presentare una mozione di sfiducia personale.

In merito a questa vicenda, l’Associazione 100 autori manifesta anche il suo stupore per le dichiarazioni di Giampaolo Letta in occasione della conferenza stampa convocata da Anica e sindacati in data 11 ottobre 2010.
Tax credit e tax shelter furono varati in larga parte grazie alle pressioni dell’allora Movimento dei 100 autori.
Nonostante questo, secondo Giampaolo Letta, Vicepresidente dell’Anica, gli autori non sono soggetti titolati a difendere tale provvedimento perché grazie a loro “spesso a livello di comunicazione il cinema è considerato un mondo di privilegiati” a suo parere la difesa del tax shelter, se portata avanti da produttori e sindacati, “non è la solita lamentela del cinema parassita ma del ruolo culturale dell’industria del cinema. A serio repentaglio è tutto il settore cinema”. E’ con una certa sorpresa quindi che gli autori apprendono di non essere parte del settore cinema e anzi di essere considerati (senza distinzioni) dei parassiti non solo da alcuni ministri di questo governo ma dai nostri stessi produttori.

Gli autori al contrario sono sempre stati presenti, in prima linea con i sindacati e le associazioni di categoria, in difesa dei lavoratori dell’industria cinematografica e del settore culturale nel suo complesso, denunciando i continui attacchi alla cultura e al settore cinema in particolare che si sono susseguiti senza sosta da parte del governo: dal decreto Romani al decreto Bondi, dal blocco delle commissioni fino al mancato rinnovo del tax credit. Le lotte della nostra associazione non sono mai state in difesa di un assistenzialismo parassitario, e ci siamo sempre battuti affinché governo e opinione pubblica capissero quanti lavoratori sono coinvolti nell’industria dell’audiovisivo, e quanta ricchezza questo settore sia in grado di portare al nostro paese, non solo in termini sociali e culturali, ma anche economici.

I produttori al contrario hanno scelto di rimanere fuori da quelle piazze e da quei confronti, hanno scelto di perseguire i propri interessi attraverso altri canali, affidandosi regolarmente alle fallaci rassicurazioni del ministro Bondi.

Se la categoria dei produttori cinematografici ha finalmente deciso di cambiare approccio e non fidarsi più di chi ha più volte mostrato di non essere affidabile, ne prendiamo atto. In ogni caso noi andremo avanti per la nostra strada, come abbiamo sempre fatto, verso una legge di sistema che preveda la creazione di un Centro Nazionale sganciato dal controllo politico, battendoci in difesa dei lavoratori contro la delocalizzazione, e riaffermando con forza la necessità tanto economica quanto etica e sociale di un sostegno pubblico per le opere cosiddette “difficili”.
Nel fare questo, continueremo ad elaborare proposte in merito ai meccanismi di reperimento e di allocazione delle risorse, battendoci non solo per la difesa di tax credit e tax shelter ma anche per l’introduzione della “tassa di scopo” e per la verifica della congruità alle normative europee di alcuni meccanismi di finanziamento automatico quali i cosiddetti “ristorni” le cui risorse sarebbero probabilmente meglio impiegate a sostegno dell’intera produzione del cinema italiano invece che attribuite per lo più a pochi produttori già estremamente favoriti dal mercato, come avviene oggi.