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Comunicati stampa

05 Novembre 2010

CASA DEL CINEMA - 5 NOVEMBRE

Sembra incredibile quello che è accaduto nel mondo del cinema in due settimane, due settimane soltanto dopo anni di apparente immobilismo e impotenza: il 22 ottobre su proposta dei 100autori le associazioni più rappresentative dell’audiovisivo hanno occupato in 400 la Casa del Cinema, elaborato un documento con delle proposte concrete per il cinema e la televisione e costituito un movimento che ha preso il nome di ‘Tutti a casa’. Lunedi 25 ci si è dati appuntamento all’Eliseo dove un’assemblea di circa otto-novecento persone ha approvato all’unanimità il documento e la scelta di occupare il red carpet il giorno dell’inaugurazione del Festival del Film di Roma, dando mandato ai rappresentanti delle oltre trenta associazioni dell’audiovisivo presenti di gestirne l’organizzazione; il 28 un corteo di circa due-tremila persone ha occupato pacificamente il tappeto rosso dell’Auditorium creando da quel momento un presidio, rimasto poi attivo per tutta la durata del festival per informare gli spettatori sulle nostre rivendicazioni; il primo novembre sugli schermi del Festival, all’inizio di ogni film è apparso uno spot autogestito per comunicare al pubblico che il cinema italiano non è un problema ma una grande risorsa culturale ed economica per il nostro paese.
Tutto questo non sarebbe stato possibile senza la partecipazione attiva di molti qui presenti. E vorrei ringraziarvi tutti: da chi durante la notte di occupazione ha inventato il nome ‘Tutti a casa’ per il neonato movimento a quelli che hanno realizzato lo spot apprezzato dagli spettatori del Festival con grandi applausi; dai giovani del mitico ‘comitato 3’, che ha dato continuità e qualità all’organizzazione del presidio, a quelli del ‘Kino’, al servizio d’ordine garantito dal sindacato e alle migliaia di colleghi affermati o meno, che hanno sentito per una volta come diceva Brecht che la salvezza stavolta riguarda davvero ‘nessuno o tutti’ e ‘non ci si può salvarsi da sè’. Grazie davvero a tutti.

Ma prima di chiedersi che fare ora, c’è da capire il perchè di questo piccolo miracolo.
Quello infatti che colpisce nelle reazioni della stampa e dell’opinione pubblica è il repentino cambio di ‘sguardo’ sul nostro mondo: non più un mondo di privilegiati e/o parassiti ma una imponente categoria di lavoratori, circa 250mila, di una industria strategica sottovalutata e penalizzata da un governo sprezzante e ignorante, che rivendica i suoi diritti e chiede investimenti che poi rientreranno triplicati allo Stato sotto forma di tasse.
Queste cose, che ci siamo ripetuti per anni in pochi, in associazioni che avevano talvolta l’aria di conventicole di carbonari o di cassandre inascoltate, oggi le ritrovi su tutti i giornali, (vedi ad esempio l’intervento di Curzio Maltese sulla prima pagina di Repubblica), nelle dichiarazioni di ieri del presidente della SIAE Giorgio Assumma, che rivendica al cinema un ruolo trainante (dopo aver parlato per anni del nostro come un settore in crisi e del tutto marginale rispetto alla musica), e addirittura nelle dichiarazioni del ministro Bondi, che prima ci aggredisce e poi ci ruba le battute per dire mentendo che lui ha sempre creduto nelle enormi potenzialità dell’industria del cinema. Solo Brunetta resta chiuso nella roccaforte delle sue sdegnose analisi economiche che non stanno nè in cielo nè in terra.
In pochi giorni dunque si ha l’impressione che finalmente il vento è cambiato e che c’è stato uno spostamento significativo a nostro favore proprio sul piano del senso comune. La gente ha visto, per la prima volta insieme, sul redcarpet dell’Auditorium di Roma, tutto il meglio del cinema e della televisione italiana, dagli autori alle maestranze, dagli artisti affermati ai giovani precari, e ci ha considerati tutti come lavoratori di un settore decisivo per il futuro del nostro paese. Lavoratori ‘particolari’ forse ma con rivendicazioni concrete e non velleitarie, riuniti in un movimento che cerca di tenere insieme i problemi di tutti.

Le ragioni di questa vittoria, culturale prima che politica, si possono riassumere a mio parere in pochi punti.
Il primo, e forse quello decisivo, è aver deciso di dar vita a un ‘movimento dell’audiovisivo’. Niente di più e niente di meno. Un movimento che non pretende cioè di rappresentare velleitariamente tutta la cultura nè tantomeno di arroccarsi nella difesa dell’ ‘alterità’ del cinema rispetto ad altre forme d’arte, ma piuttosto di dar voce a un segmento parziale eppure significativo dell’industria culturale, quello appunto dell’audiovisivo, dotandosi di obbiettivi omogenei e non generici, facilmente leggibili all’esterno e comprensibili da parte di tutti.
Ma non meno importante a me sembra riflettere su fatto che il considerarci parte di una industria strategica e non elemento residuale da assistere ‘a fondo perduto’ rafforza in ognuno di noi la consapevolezza della dignità e dell’importanza del nostro ruolo non solo da un punto di vista culturale ma anche sociale ed economico. Questo ovviamente non vuol dire estraniarci dai problemi di altri lavoratori dell’industria della cultura o non condividere le giuste rivendicazioni di altri settori dello spettacolo, alle cui battaglie continueremo a dare come sempre la nostra adesione, ma essere consapevoli che l’iniziativa politica -nostra così come di ognuno di loro- per essere efficace deve darsi parole d’ordine e obiettivi non generici ma legati alla speficità del proprio settore.
Dare la centralità a programmi concreti non significa chiudersi in un corporativismo egoista ma individuare tra le tante rivendicazioni possibili proprio quelle che abbiano in sè un respiro politico più generale. Non a caso la battaglia del movimento dell’audiovisivo ‘Tutti a casa’ se riuscirà ad ottenere davvero il rinnovo del tax-credit e del FUS a 400 milioni avrà dato al tempo stesso risposte al proprio settore ma indirettamente anche a quelli della prosa, della danza e della lirica.

A partire da queste considerazioni, giunta ormai a conclusione la nostra iniziativa legata al Festival del film di Roma, è giusto chiedersi che fare da domani. A nome dei 100autori mi sento di proporvi alcune scadenze concrete.
Primo punto. Il ministro Bondi ha promesso il finanziamento triennale del tax credit, l’aumento del FUS a 400 milioni e l’apertura di un tavolo per avviare un progetto di riforma per il cinema. Ci risulta da dichiarazioni di alcuni esponenti di area governativa che probabilmente il 18 novembre il Consiglio dei Ministri delibererà in merito a queste proposte. Io credo che per quella data dovremo indire una manifestazione per chiedere che le promesse fatte vengano rispettate. E mi auguro che possa essere una presenza grande e unitaria come nel caso del Palazzetto dello Sport, a testimoniare la nostra volontà di vigilare e di non mollare la presa in caso avessero deciso di ripensarci.
Secondo punto. Se verrà ripristinato il FUS e il tax credit io credo che i rappresentanti degli autori e quelli dei produttori dovranno incontrarsi da subito per affrontare tre problemi: 1) individuare il modo migliore per ridistribuire quei fondi per il cinema in modo che ad essere tutelati non siano soli i film italiani di maggior successo o di livello produttivo medio-alto ma anche quei film più innovativi con maggiori difficoltà nel rapporto con il pubblico, 2) verificare che i finanziamenti pubblici per le opere prime e seconde siano adeguati; 3) riflettere assieme sulla creazione di un Centro Nazionale di Cinematografia ipotizzando fin d’ora i criteri che consentano di sganciare il Centro stesso dal controllo della politica nonchè le modalità di finanziamento e gestione.
Terzo punto. La casa del Cinema, che molto presto, a sentire l’assessore Croppi addirittura a metà novembre, dovrà darsi un nuovo modello di gestione, dovrà tener conto del punto di vista di quel mondo del cinema che ne è referente ideale e sostegno insostituibile per le sue attività. Il gruppo di associazioni che per prime hanno affrontato il problema -quelle degli autori e dei produttori- prevede la possibilità di varie soluzioni tecniche ma tutte devono avere alla base un obiettivo non contrattabile: l’indirizzo culturale della Casa del Cinema nonchè la designazione del Direttore, dovrà essere prerogativa dei rappresentanti di chi il cinema lo fa, ovviamente assieme alle istituzioni di riferimento. Su questo inviteremo l’assessore Croppi a confrontarsi con noi e a darci risposte che rispondano a questi criteri.
Quarto punto. Dopo aver ripreso fiato, è necessario organizzare una grande mobilitazione sul fronte delle televisioni. Dobbiamo ottenere di aprire un tavolo di confronto con i vertici della RAI per discutere il modo di uscire dall’attuale crisi, per porre un freno alla delocalizzazione, per reinventare modelli realizzativi dove autori e produttori abbiano più diritti e più libertà di azione, così come richiederebbe una sana logica di mercato, e per introdurre criteri di assegnazione più trasparenti che garantiscano una pluralità di voci e di punti di vista. I 100 autori, assieme alle altre associazioni di categoria e i sindacati, riproporrànno dunque ai vertici RAI l’urgenza di un incontro su questi temi. E se non ci sarà ancora una volta risposta chiameremo il movimento a una grande manifestazione, stavolta davanti ai cancelli di piazza Mazzini.
Quinto punto. Sul fronte televisivo è necessario riaprire al più presto un confronto tra produttori televisivi e autori per arrivare finalmente a un contratto unico che tuteli i diritti degli sceneggiatori e dei registi, soprattutto i più giovani e ricattabili, e che metta tutti al riparo da clausole capestro e da condizioni di lavoro che non favoriscono la qualità delle opere.

Dunque molte cose da fare ancora, e due scadenze concrete decisive su cui tornare presto a rivedersi: il futuro della Casa del Cinema e la deliberazione del Consiglio dei Ministri in merito a tax credit, FUS e legge cinema.
Ma per poter continuare ad essere efficaci nelle nostre iniziative dovremo avere sempre, anche in seguito, assieme alla consapevolezza della nostra forza anche quella del differente ruolo che devono giocare in questa battaglia le associazioni e il movimento. Io credo che si tratta di un rapporto che va costruito di volta in volta, nel concreto di singole iniziative, evitando di trasformare il movimento stesso in una sorta di apparato permanente e dunque una sorta di superassociazione. Creare una rete di comunicazione ampia e ramificata darà a tutti, oggi più di ieri, la possibilità di convocarsi e ritrovarsi insieme quando lo riterremo necessario. Avanzare proposte chiare, concrete e condivise, evitando il meccanismo infernale del rilancio continuo che troppo spesso ha logorato anche le esperienze migliori, credo sia stato uno degli elementi del nostro successo. Continuiamo così.