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Speciale Elezioni 2017

24 Febbraio 2017

MESSAGGI DEI CANDIDATI- ELEZIONI CONSIGLIO DIRETTIVO 2017


Registi Cinematografici

Marco Amenta: Per chi non mi conoscesse, visto che sono iscritto ai 100autori solo da qualche anno, sono un regista che alterna film di finzione per il cinema (La Siciliana Ribelle) a documentari per il cinema (Magic Island, Il fantasma di Corleone, ecc.). Ho vissuto 10 anni in Francia dove ho avuto modo di conoscere a fondo il sistema francese. I miei film sono stati venduti in giro per il mondo e hanno vinto numerosi premi internazionali (San Francisco, Munich, Haifa, Prix Italia, ecc.) fra i quali varie Nomination ai David e ai Nastri. Fra gli altri un premio alla sceneggiatura al Tribeca FF sul film in sviluppo “Il Banchiere dei Poveri”. L’ultimo lavoro, Magic Island, ha appena avuto la Nomination ai David di Donatello e ai Nastri D’argento 2017.

Messaggio elettorale: Nel momento in cui sarò eletto vorrei portare avanti i seguenti temi: - Rinforzare l’Associazione attraverso una politica di espansione che miri a coinvolgere di più gli iscritti giovani e meno giovani.
- Inserire premi Centoautori nei festival e istituire un premio nazionale annuale tipo i WGA Awards, magari in collaborazione con ANAC e WGA Italia.
- Ricerca di finanziamenti pubblici e privati per finanziare le attività della associazione, per esempio per pagare ricerche di mercato, premi, ecc.
- Creare sinergie con ANAC, WGA e DOC.it e creare rapporti con i cinema indipendenti tipo Kino e Apollo 11.
- Avviare un periodo di confronto costruttivo con Rai e Mediaset.
- Sulla Legge Cinema monitorare i decreti attuativi per il contributo selettivo affinché finanzi effettivamente opere difficili e indipendenti
- Spingere sull’aiuto allo sviluppo per soli autori senza società (sul modello dell’aide à l'écriture del CNC)
- Creare presso il MIBACT una sessione parallela per il finanziamento dei documentari.
- Rafforzare il cinema italiano in tv nella programmazione giornaliera e nelle trasmissioni di approfondimento.

Alfredo Covelli: Sono nato nel 1979, non ho frequentato accademie o università, ho iniziato a lavorare subito come comparsa, poi come assistente alla regia, poi come sceneggiatore. Ho vinto due volte il Premio Solinas e una volta sono stato finalista, ma non sono mai riuscito a farmi produrre alcun film. Ho così fondato la società di produzione MEPRODUCODASOLO S.R.L. per produrmi da solo e con una questa struttura ho prodotto film indipendenti per la regia di altri autori inascoltati, principalmente opere prime. Essendo un autore entrato nel mondo della produzione – da produttore primario e non da esecutivo – mi si sono svelate dinamiche prima sconosciute. Prima, da puro autore, guardavo l’industria cinematografica da una prospettiva che celava quasi tutto il panorama. Ora, da autore-produttore, mi sono ritrovato a essere un autore che finalmente riesce a vedere, chiaramente, l’intero nebbioso panorama.
Le mie esperienze internazionali di script consultant per Bollywood e per il Governo Scozzese, mi hanno mostrato poi come altri paesi, non superiori per fondi pubblici e potenzialità, riescano a prendersi cura dei propri autori giovani e maturi, e siano impegnati ossessivamente nello “scouting”, ossia nella ricerca di nuovi talenti, utili soprattutto per la buona salute ed il futuro dell’industria.
La condizione del regista, dello sceneggiatore e dell’autore in generale, in Italia, deve cambiare, deve essere centrale nel processo produttivo. Scelte editoriali troppo conservative, non competitive a livello internazionale, destinate all’abitudine di un pubblico che non deve rinnovarsi, compromettono ogni giorno le carriere degli autori e la possibilità di un’evoluzione; un’evoluzione salvifica per l’intera comunità dei lavoratori dell’audiovisivo. Se l’autore vuole continuare ad avere un pubblico e desidera che il suo linguaggio progredisca e si estenda, deve instaurare un dialogo diretto con produzioni e broadcasters. In molti casi questo già avviene, ma alcuni broadcasters primari che dovrebbero dialogare con gli autori per mandato, aprendo le porte dei loro infiniti canali a progetti più innovativi (o semplicemente a progetti di autori Italiani che siano riusciti a suscitare attenzione), che dovrebbero monitorare i talenti e utilizzarli per la propria evoluzione, disattendono spesso questo mandato.
Sento di poter cambiare qualcosa, perché sento di non avere paura nella richiesta di attenzione. Mi sono battuto per me e per i miei autori, aggirando i rifiuti (spesso censori) delle istituzioni e producendo, in modalità totalmente indipendente, film con temi sensibili che non avrebbero mai visto la luce, ma che invece si sono rivelati progetti a basso budget con un loro alto senso culturale e commerciale. Vorrei che nuove voci utili e interessanti riuscissero domani a trovare la propria espressione e il riconoscimento.
Mi presento nella categoria “Registi Cinematografici” perché sono riuscito a diventare un regista unicamente con le mie forze, girando film di qualsiasi genere, qualsiasi durata, anche mettendo in scena i miei drammi personali, come ho potuto, senza alcun aiuto o supporto. Ho anche prodotto, nelle medesime condizioni, autori ignorati che – forse anche grazie alla forza dell’indipendenza e della fiducia – hanno firmato ottimi prodotti, hanno avviato carriere o le hanno rinnovate con nuovi generi. Che la forza della fiducia e dell’indipendenza (anche intesa come libertà di creazione) sia quindi conferita anche a tanti altri autori, in un sistema giusto e attento; che sia richiesta con forza a chi davvero dovrebbe conferirla.

Giorgio Diritti
Angiola Janigro

CANDIDATA: ANGIOLA JANIGRO, regista cinematografica e sceneggiatrice

DISCORSO DI PRESENTAZIONE:

Io affitto 3 camere nel mio appartamento… diciamo, tra un film e l’altro… Per la colazione offrivo marmellate speciali: fragoline di bosco e anice stellato, pesche con mandorle e vin santo, arance amare e zenzero, albicocche e curcuma… Gli ospiti, con molto garbo, le assaggiavano, appena un po’, per farmi piacere, suppongo. Svuotavo con dispiacere le ciotoline lasciate a metà. Poi un giorno, non molto tempo fa, un ospite lasciò un vaso di Nutella, gigante, quasi come quello di Moretti. Lo offrii agli ospiti, vincendo un’antica diffidenza cultural politica per il prodotto, quasi altrettanto forte di quella mia, storica, verso la Coca Cola. Fu divorata da tutti. Raschiavano la ceramica delle coppette. Le vaschette con le marmellate, intatte. Ebbi un insight, scoprii che per anni avevo avuto di fronte a me, ogni mattina, il pubblico dei film facili. Posso assicurarvi che sono persone simpatiche, gentili, affettuose: sono felice di offrire loro la Nutella. Ho rivisto il budget: la Nutella costa il doppio delle marmellate particolari, così ora, per ripianare il bilancio, compro marmellate che costano la metà, marmellate facili: albicocca, pesca, ciliegie e fragola, qualche volta frutti di bosco. 35% di frutta. Soltanto! Ma tanto non le mangia nessuno. Più difficile allontanare da me il pensiero che la Nutella usa l’olio di palma e che io, nel mio piccolo, sto contribuendo a distruggere le foreste. Ma ci riesco: è più forte in me il desiderio di accontentare i miei ospiti. Ragiono ormai come un produttore. Naturalmente spero di uscire dalla crisi e poter offrire Nutella e in più curcuma. Naturalmente. E credo che come me esistano produttori che sperano di uscire dalla crisi continuando a produrre Nutella, senza tagliare il budget alle marmellate di scorze d’anguria o di gelsomino notturno, soprattutto di gelsomino notturno. Speriamo. Continuiamo a sperare che lo Stato abbia fondi e volontà per farci uscire dalla crisi. Sogniamo. O meglio, ognuno sogna per sé.

È giusto, certo, difendere quanto resta del sistema assistenzialista dello Stato, chiedere e ottenere il possibile e anche qualche briciola dell’impossibile, ma a tale strategia difensiva sarebbe opportuno affiancare una strategia offensiva. Non basta percorrere una strada e spostarsi all’ombra quando c’è troppo sole e al sole quando si ha freddo. I vantaggi sono troppo pochi e a volte solo apparenti o aggirabili. Dobbiamo arrenderci alla complessità del reale, esplorare molte strade contemporaneamente, essere pronti ad abbandonarle ogni volta che si rivelassero inadatte a raggiungere i nostri scopi e nello stesso tempo creare nuovi raccordi quando si intuisce che potrebbero essere utili. È lo stesso concetto di rete che ce lo suggerisce. Insomma, vanno rimescolate le carte. La rigidità delle scelte viene dalla rigidità dei pensieri. Se liberiamo i pensieri, liberiamo anche le scelte.

Esistono, in ogni settore dell’industria cinematografica e televisiva, persone che amerebbero fare meglio il proprio lavoro. Persone che vanno intercettate e coinvolte. Esistono anche persone che, al di fuori dell’industria cinematografica e televisiva, vogliono investire in questo settore non solo per essere esentati dalle tasse o per incrementare i propri guadagni, ma perché vogliono anche vedere film più belli al cinema, in televisione, sui cellulari, ovunque. Anche queste vanno intercettate e coinvolte. Infine esistiamo noi, con le nostre storie da raccontare. Potremo raccontarle tutti e raccontarle al meglio se saremo generosi, se metteremo in comune le nostre idee, il nostro know-how, i nostri contatti, i nostri spazi, il nostro tempo, se saremo pronti a favorire il successo di un nostro collega, se il suo progetto ci piace e se lui ha carte migliori di noi da giocare in un particolare momento. Si vince se si fa squadra, come nel ciclismo. Chi ha successo non ci toglie qualcosa, ci offre qualcosa, più bellezza, innanzitutto, indirettamente anche maggiori opportunità di lavoro, nuove idee, nuova energia, maggiore forza per difendere insieme i nostri diritti. Specularmente chi tra noi ha successo non dovrebbe temere ma apprezzare chi si propone con nuovi progetti, nuove idee, nuove strategie; chi non lo fa invecchia, invecchia a qualsiasi età, e invecchiando produce brutti film, assorbendo risorse che potrebbero essere utilizzate meglio.

Mi candido per creare un team di persone capaci di creare strategie nuove per nuovi modelli di produzione e distribuzione. Persone coraggiose pronte ad affrontare i rischi che ogni azione innovativa comporta. Il coraggio dei giovani che hanno tutta la vita davanti a sé, il coraggio di chi giovane non è più e non ha più nulla da perdere. L’obiettivo è lavorare di più, lavorare tutti, e soprattutto lavorare meglio!

Indicazioni più specifiche potrete trovarle sul mio volantino elettorale. Inoltre, qualora vi interessassero le mie proposte per i decreti attuativi, potrete inviarmi una mail (angiola.janigro@gmail.com) e vi invierò una copia del documento, già presentato a suo tempo ai 100Autori e all’ANAC.



Valerio Mieli
Marina Spada

Soggettisti/Sceneggiatori Cinematografici:
Eleonora Cimpanelli
Antonio Leotti
Mimmo Rafele

Soggettisti/Sceneggiatori Televisivi
Gianluca Bernardini
Tommaso Capolicchio: Una notte fredda di circa sette anni fa ci ritrovammo ad occupare simbolicamente la Casa del cinema sentendoci l'ala eroica dei 100 autori (eravamo i cosidetti 100 autori young) e Rulli in persona si complimentò con me per aver scelto lo slogan (poi appeso fuori alla finestra) "Tutti a casa". Era il momento del No Fus, no Party e tantissime cose sono cambiate da allora. Noi già ci sentivamo un po' ridicoli a chiamarci young ma ora siamo veramente diventati grandi. Qualcosa però, a parte gli incontestabili successi nelle lotte dei 100's, è rimasto inespresso da quella notte: la capacità di ampliare la base. Molti di noi per esempio avevano smesso l'esperienza politica per dedicarsi anima e core al progetto Kino e da lì quel filo più movimentista non si è più riannodato. La crisi che è passata come una mannaia su di noi, ha ulteriormente ampliato questo gap tra rivendicazioni sui diritti e diritto al lavoro, chi aveva un ruolo professionale riconosciuto e chi faceva una fatica immane ad entrare nel mondo del lavoro, o peggio, a rimanerci aggrappato.
Ho avuto la fortuna considerevole di iniziare a lavorare alla lunga serialità a 24 anni. La palestra di "Un medico in famiglia" è stata per me, in un momento di golden age della fiction italiana un incredibile privilegio per formarmi sul campo. Ho vissuto come tutti voi quel momento che doveva sembrare foriero di decenni di prosperità per tutti e il brusco passaggio verso un impoverimento di contenuti e lavoro. Insomma conosco stelle e conosco stalle. La mia volontà è quella di far tornare a casa quelli che si sono persi e portare dentro l'associazione coloro (e sono tantissimi) che escono da scuole di cinema, stages, masterclass e workshop con l'aria sperduta di Ok e adesso che faccio?. Spero di poter contribuire a restituire ai 100 autori una nuova linfa senza aver paura di metterci una faccia che per quanto vale (e vale meno della scrittura) non è la solita che i nostri interlocutori sono abituati a vedere.
 

Laura Ippoliti: Mi ricandido al consiglio Direttivo dei 100autori perché nei due anni in cui sono stata in carica ho acquisito una consapevolezza e delle competenze che mi consentirebbero di proseguire in modo più completo ed efficace il lavoro iniziato.
Nel mio passato mandato, fra le altre cose, sono entrata a far parte del Comitato Editoriale del MIA (Mercato Internazionale dell’Audiovisivo) che in due anni di vita ha saputo conquistarsi l’attenzione e l’apprezzamento di tutti i players che girano intorno al nostro mondo, contribuendo a far fare all’Italia un passo avanti verso quel processo di internazionalizzazione che deve essere il nostro futuro.
Questa esperienza, in particolare, mi ha persuasa che 100autori deve aprire una rflessione profonda sulla visione politica che vuole e deve avere. Non possiamo limitarci a combattere battaglie estemporanee fronteggiando problemi e situazioni man mano che si presentano. In un’epoca in cui i contenuti sono il petrolio 2.0, occorre che riconquistiamo, noi per primi, la consapevolezza che l’Autore è il centro del sistema, e questo sistema non è più l’Italia ma è il mondo.
E come centro e motorenoi autori abbiamo il dovere e il diritto di dettare l’agenda, di partecipare alla formazione delle regole, di pretendere di essere corresponsabili in tutti i processi decisionali.
Stiamo assistendo a una rivoluzione epocale nel mondo dell’audiovisivo. Una rivoluzione velocissima che ci sta offrendo aperture di mercato e occasioni di racconto inimmaginabili solo fino a qualche anno fa. Ma per cogliere queste occasioni, per non restare irrimediabilmente indietro, dobbiamo ragionare, studiare, aggiornarci. E pretendere anche dalla componente produttiva un’apertura mentale, una passione e un coraggio imprenditoriale di cui oggi difetta.
Questi sono i temi principali per i quali intendo lavorare, nella speranza che tutti comprendano che abbiamo davanti una grande sfida e che da soli non si va da nessuna parte. Un’associazione ci deve rendere tutti più forti, o non ha senso che esista. Grazie.

Nicola Ravera
Stefano Sardo

Registi Televisivi


Luca Brignone: è regista dal 1995; nasce a Torino nel 1972. Inizia la sua carriera collaborando come assistente alla regia e poi aiuto regista in molteplici fiction televisive con registi come Giorgio Capitani e Riccardo Donna e poi film per il cinema quali “Portami via” di Gianluca Tavarelli, “La femme de chambre du Titanic” di Bigas Luna o “La leggenda di Kaspar Hauser” di Davide Manuli. Collabora inoltre con i registi Mario Caiano, Julie Taymor, Alan Taylor, Lucio Gaudino, Fabrizio Costa, Lodovico Gasparini e altri . Parallelamente realizza alcuni spettacoli teatrali e musical tra cui “Raindogs”, “I diari del rock” ed “Il tempo di una notte”.
Nel 2006 collabora come produttore esecutivo per il lancio di un canale televisivo per l'operatore di telefonia mobile Tre. Dal 2009 al 2016 realizza per Rai 1 la seconda unità di “Fuoriclasse”, “Una Grande Famoglia 3”, “Il Paradiso delle Signore” e “Rocco Schiavone”. Per Mediaset “Matrimoni e altre follie” nel 2016. Ad oggi il suo curriculum può contare su oltre 20 regie tra teatro, cinema e tv. e oltre 50 produzioni come aiuto regista. RIFLESSIONI DI UN CANDIDATO: la televisione ha dimostrato di essere in grado di realizzare prodotti di grande qualità e di innovare contenuti e linguaggi. Con l'avvento di nuove realtà di broadcasting si apre per noi l'opportunità di avere nuovi committenti e di conseguenza mercati.
Questo mutamento non deve sopraffarci ma vederci motore vivace e creativo.
Il ruolo del regista e dello Sceneggiatore devono ritornare centrali.
Non dovremo più essere penalizzati da progetti non convincenti, da budget slegati dal progetto, da sceneggiature chiuse frettolosamente. Cosa che accade nella serialità con le ultime puntate che arrivano troppo spesso già in fase di realizzazione.
Per fare questo il primo passo penso sia di capire l'importanza di essere Noi stessi compatti, uniti come Associazione per garantire qualità ai nostri progetti ed essere stimolo di linee editoriali che abbiano un maggior respiro verso una televisione europea.

Fabrizio Costa


Stefano Reali: Buongiorno a tutti,  sono Stefano Reali, e vorrei candidarmi come regista televisivo per le elezioni del prossimo consiglio direttivo. Ero già stato eletto nel consiglio direttivo precedente, nel biennio che si sta concludendo, ma dovetti dimettermi a causa di un noioso problema giudiziario da cui ora sono stato totalmente e definitivamente prosciolto.
Per quanto riguarda la professione, ho venticinque anni di lavoro sul campo, con più di sessanta prime serate andate in onda su Rai e Mediaset, da me sceneggiate e dirette, e ritengo di poter dare un apporto di esperienza ai lavori del direttivo, non solo sulla TV generalista. ringrazio tutti i soci che vorranno darmi la loro preferenza. E ringrazio anche gli altri, per la loro attenzione. un caro saluto a tutti

Alberto Simone: Cari soci, sono Alberto Simone, psicologo clinico e psicoterapeuta, sceneggiatore, regista e produttore di film, miniserie e serie televisive. Solo per praticità e per non rubarvi troppo tempo, rimando a IMDB e Wikipedia le info professionali per chi non mi conosce. Rispondo qui con piacere all’invito a candidarmi ricevuto da molti di voi, grato per la stima che questo rappresenta, ma altrettanto consapevole dei miei limiti. Da parte mia, se eletto, metterò a disposizione un’esperienza più che trentennale, che mi ha visto impegnato non solo come sceneggiatore e regista, ma anche come produttore televisivo in una lunga stagione di collaborazione con RaiFiction. A tutto questo negli ultimi anni si è aggiunta una lunga e residenziale esperienza americana, che mi ha permesso di frequentare e comprendere differenze sostanziali tra un sistema dinamico e virtuoso come quello statunitense e il nostro. Rientrando in Italia mi è apparso ancora più evidente come ci sia "un elefante nella stanza" con il quale gli autori italiani devono purtroppo fare i conti: lavoriamo tutti in un contesto ineludibile di tipo monopolistico, che riduce ai minimi termini l'accessibilità al lavoro, la negoziazione dei nostri diritti, la libertà espressiva e creativa. Come ho già detto in varie assemblee, in questo contesto occorre intraprendere inizative ancora più forti sul piano della richiesta di trasparenza nei criteri di selezione di autori e proposte da parte della committenza, oltre che dotarsi di più forti e strutturati strumenti di tutela del ruolo e della dignità degli autori. Una delle strade che mi propongo di esplorare riguarda la possibilità di andare oltre l'Equo compenso, strumento importante ma non spendibile in fase negioziale, e rendere inalienabile una porzione congrua del diritto d’autore che diventi “incedibile” per legge e non per concessione negoziale e mantenga in capo all’autore stesso, già in fase di formazione del contratto e per tutta la durata della sua vita, una quota di diritti che tutelino, nel tempo, l’utilizzazione che verrà fatta dell’opera dopo la prima messa in onda o dell’uscita in sala. Oltre a questo, in caso di vostro consenso, mi propongo di rifocalizzare attenzione e impegno su quanto sta avvenendo in termini di progressiva e grave "analfabetizzazione” estetica e contenutistica della maggioranza del pubblico televisivo che non dispone di decoder o accesso a piattaforme digitali, obbligato dall’emittente generalista e con poche eccezioni alla fruizione di un mono-prodotto quasi sempre di scarsissima qualità e profondità, sia nella drammaturgia che nella rappresentazione visiva di temi e contenuti. La mia esperienza all' estero mi ha fatto comprendere l’importanza di ricevere stimoli e contaminazioni verso l’eccellenza, unica possibilità di contrastare la tragedia dell'autocensura e l’adeguamento verso il basso a contenuti e stilemi che miete già vittime anche tra gli autori più giovani. Se verrò eletto mi impegnerò, insieme ai miei colleghi, anche a riformulare e rilanciare l'identità e la Mission stessa della nostra Associazione per consolidarne la funzione e l'operatività, riequilibrando il ruolo corporativo, con una maggiore attenzione all funzione sociale e culturale degli Autori e delle loro opere, quale contributo fondamentale alla creazione della cultura, dei valori e dell'immaginario collettivo di un Paese. Infine credo che occorra un maggiore impegno ad allargare la nostra base associativa riaprendo una ampia fase di ascolto, cominciando con un semplice sondaggio online, per comprendere quali siano i vissuti degli Associati e quali le priorità che ritengano ineludibili, restituendo all'Associazione una funzione autenticamente rappresentativa di esigenze reali. Occorre anche ragionare su quali servizi concreti possano essere offerti per dare valore a una quota associativa sempre più difficile da riscuotere, creando momenti di confronto e organizzazione anche tematici, in un clima che non sia sempre e solo convogliato in momenti assembleari, ma ricercando insieme nuovi Format di incontro, condivisione e socializzazione. Per chi fa il nostro lavoro l'isolamento è il peggiore dei mali. A tale proposito, anche per venire incontro alle esigenze di decentramento di un’Associazione fatalmente “romanocentrica", occorrerà studiare e sviluppare l’utilizzazione dei Social Media in chiave di accessibilità e networking, insieme alla possibile realizzazione di una nostra piattaforma Video destinata alla circolazione interna di opere e progetti e di una rivista o magazine, sia online che cartaceo, che possa veicolare verso l’esterno il contributo di analisi e idee che i nostri associati possono produrre a vantaggio del settore e della colletività. Molto altro ci sarebbe da dire e da fare ma non mi dilungo oltre. Votatemi, se credete, nella categoria Registi Televisivi. E permettetemi in questa sede di ringraziare il Direttivo uscente per le molte importanti conquiste ottenute a vantaggio di tutti noi. Un caro saluto.
 

Autori di Documentari:
Marco Bertozzi
Giovanni Piperno
Luca Scivoletto

Autori di altre forme espressive dell’audiovisivo non immediatamente classificabili in relazione a cinema e televisione:
Michele Conforti

Autori di Animazione:
Luca Raffaelli

Rappresentante delle regioni del Nord:
Carlotta Mastrangelo

Rappresentante delle regioni del Centro:
Enza Negroni - Regista e sceneggiatrice in particolare di documentari, “La prima meta” in concorso all’ultimo Festival dei Popoli, con alle spalle esperienze cinematografiche di un lungometraggio e cortometraggi (“Jack Frusciante è uscito dal gruppo”).
Formata al Dams di Bologna, sono co-fondatrice, prima vicepresidente e poi presidente della Associazione D.E-R (Documentaristi Emilia-Romagna) dal 2006, sviluppando in questi dieci anni competenze in materia di audiovisivo sul territorio dell’Emilia Romagna. In specifico nella promozione del cinema documentario co-organizzando manifestazioni, rassegne cinematografiche, festival, seminari e convegni. Ha collaborato alla realizzazione della legge e al fondo dell’audiovisivo nella regione Emilia Romagna, oltre a dedicarmi alla formazione audiovisiva nei licei e nell’università.
"Ritengo di poter dare il mio contributo alla Associazione 100autori, in questo periodo di consolidamento e di trasformazione delle politiche in materia di cinema e audiovisivo nazionale,
Alcuni punti su cui mi piacerebbe lavorare oltre a mettermi a disposizione per i progetti in essere e quelli fututi dei 100 autori.
1) l’ampliamento dell’audience cinematografica e la multiprogrammazione della sala 2) Incentivare la scrittura e la regia nella formazione e l’alfabetizzazione cinematografica nelle nuove generazioni 3) Nuovi autori in crescita per il web e per le nuove piattaforme cross mediali 4) Politiche di inclusione attraverso l’audiovisivo verso gli immigrati e i nuovi residenti 5) Far conoscere i diritti acquisiti dall'associazione 100 autori ai registi e sceneggiatori in workshop dedicati 6) Collaborare con reatà regioniali per sviluppare nuove sinergie per consolidare il ruolo degli autori e dell'audiovisivo 7) Promuovere 100autori fra le istituzioni regionali 8) Far convergere gli autori delle regioni centrali in attività di intresse comune"
 

Rappresentante delle regioni del Sud:
Edoardo De Angelis: fare film non è più sufficiente. Noi, oggi, qui dobbiamo diventare una cinematografia.