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01 Marzo 2018

PERCHE' E COME SI LASCIA UNA SCUOLA DI CINEMA.

di minima&moralia - Sei giovani aspiranti cineasti, siamo noi, hanno appena lasciato il secondo anno del corso triennale del Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC), sede distaccata di Palermo dedicata al cinema documentario. Molti, moltissimi, lo hanno sconsigliato, altrettanti hanno cercato fino all’ultimo di trattenerci dal compiere un atto “così scellerato”. Altri ci hanno apostrofato in modi che abbiamo seppellito nel cimitero delle buone maniere. Perché andarcene, dunque? Scriviamo questa lettera aperta per spiegarlo. E per chiarire cosa ci ha spinto, nonostante il sogno di fare cinema, ad abbandonare un cammino formativo ritenuto di eccellenza. Tutto è cominciato un giorno di fine dicembre 2017, con la nomina del nuovo direttore didattico Pasquale Scimeca. Un cambio al vertice avvenuto repentinamente, a ridosso delle vacanze di Natale (guarda caso), che ha sorpreso tutti e preoccupato i più maliziosi. Nonostante ciò, abbiamo pensato che il cambiamento potesse essere un’occasione per risolvere alcuni dei problemi riscontrati nel corso del primo anno. Subito è stato chiaro il contrario. Al termine della prima settimana di lezione sono infatti sorti in noi: – forti dubbi sulla garanzia di continuità didattica tra primo e secondo anno, soprattutto per il mancato rinnovo contrattuale al nostro docente di regia Alessandro Rossetto (una “cacciata” difesa dall’Amministrazione a suon di puerili falsità); – sorpresa per la totale confusione in merito alla possibilità di realizzare film documentari di nostra concezione negli anni a venire; – molte incertezze, in generale, legate alla mancanza di un calendario annuale; – la conferma, da parte del direttore Pasquale Scimeca, che la scuola stesse orientando laformazione verso una linea diversa da quella proposta nel bando d’iscrizione. Ma nel dettaglio, cosa è successo? Taglio delle settimane di lezione dedicate alla regia documentaria: dalle quattordici dell’anno scorso a un vago preventivo di sette per il 2018. La metà secca per l’insegnamento cardine di ogni scuola di cinema. Inoltre, ancora a metà febbraio, non esisteva un calendario didattico su base annuale. A domanda precisa, posta da noi alla nuova direzione palermitana e a quella centrale (CSC Roma), su quale sarebbe stata la sorte di materie altrettanto fondamentali quali montaggio, scrittura, fotografia, mixaggio del suono e post produzione video non abbiamo ricevuto risposte concrete. Non ci è stato garantito un numero definitivo di settimane di lezione; non abbiamo avuto assicurazioni sulla possibilità di avere una didattica di eccellenza; non abbiamo avuto un programma serio di didattica seminariale. Quello che ci è stato invece proposto – teniamo a precisare, proposto nel corso di una riunione ufficiale – è stato uno scarabocchio programmatico di 15 settimane, sulle 36 che compongono l’anno scolastico, scritto su un foglio volante di cui per scrupolo archivistico conserviamo l’originale. Ci è sembrato insomma che la nostra formazione venisse declassata. Perchè? Dall’Amministrazione l’unica spiegazione arrivata nel corso degli ultimi due mesi (che non avesse a che fare con decisioni “insindacabili” del nuovo direttore didattico) è stata quella di tagli al budget della Scuola. Lo spauracchio dei tagli al budget ha portato anche l’incertezza sulla fattibilità dei nostri film di formazione. Alcuni di noi, alla fine del primo anno, avevano mosso i primi passi su progetti di lungo respiro, anche pensando al saggio di diploma – che a Palermo consiste in un lungometraggio documentario. Alla richiesta di quali fossero i fondi per portare a compimento i progetti iniziati, la risposta del nuovo direttore è stata vaga. Salvo poi specificare che piuttosto di finanziare i progetti degli alunni, avrebbe preferito fare una donazione a Fratello Biagio (missionario su cui Pasquale Scimeca ha girato un film di finzione nel 2014). A questo punto noi chiediamo: come può questa scuola, che vorrebbe formare filmmakers e autori indipendenti, preparare adeguatamente a un mondo del lavoro estremamente competitivo? Come può una scuola sedicente di eccellenza non fornire ai propri studenti un preciso calendario annuale e la garanzia curricolare di eccellenza per quanto riguarda tutti i docenti che vi insegnano? Ancora, come può una Scuola pubblica, a fronte del pagamento di una retta piuttosto consistente, ridurre drasticamente le settimane didattiche senza fornire adeguate spiegazioni? Riteniamo un diritto fondamentale di noi studenti (noi siamo gli “utenti”) chiedere conto di questo alle Amministrazioni competenti. Lo abbiamo fatto, ufficialmente, ottenendo tre colloqui nel corso degli ultimi due mesi. Ma i toni che il nuovo direttore Pasquale Scimeca ha usato nei nostri confronti, a fronte di una semplice ed educata richiesta di dialogo, sono risultati offensivi e intimidatori. Tutti noi ricordiamo un incontro svoltosi il 20/01/2018 durante il quale il direttore ha sbattuto ripetutamente i pugni sul tavolo, urlando in maniera scomposta che la Scuola era sua e che lui avrebbe fatto ciò che voleva. Atteggiamenti, questi, lesivi della nostra dignità personale. Ma, questione ancora più grave, riteniamo i comportamenti del nuovo direttore didattico del CSC Palermo indegni di una carica dirigenziale idealmente di alto profilo. Indecenti a prescindere, a maggior ragione per chiunque rappresenti un’Istituzione pubblica sovvenzionata dai contribuenti. Recenti notizie ufficiose dicono che, grazie al lavoro e alla professionalità di alcuni docenti e forse alle nostre iniziative, la “questione taglia” sarebbe rientrata e che le settimane di lezioni delle varie discipline si allineerebbero alla decenza. Ad Alessandro Rossetto non sarà rinnovato il contratto, ma questo sarebbe stato troppo, dopo che Pasquale Scimeca ci aveva urlato in faccia, senza nessun motivo o spiegazione, che il docente non avrebbe più messo piede nella scuola finché ci fosse stato lui a dirigerla. La nostra decisione è presa, con grande rammarico e con forte incertezza per il nostro futuro professionale. Sentiamo il bisogno di apprendere di più, di apprendere meglio. Ma questo non è possibile, oggi, al Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo: quattro mura afflitte da opachi e ondivaghi problemi di budget, governate da un direttore didattico i cui comportamenti sarebbero fuori luogo ovunque. Ci auguriamo che quanto è successo a noi non accada ad altri negli anni a venire. Per questo confidiamo che i punti di riferimento nazionali del mondo del cinema – dal MIBACT, ai media finanche alle associazioni di categoria – prendano coscienza e monitorino la situazione precaria nella quale versa una delle poche Scuole di Documentario che esistono in Italia. P.S. Per domande scriveteci a taliaproject@gmail.com In fede, Giacomo Fausti Alessia Foraggio Filippo Gobbato Sarah Mathon Paolo Rosi Claudio Selicato